Al paese
Sono i primi anni ’50 ed ho quindici anni quando un giorno Don Francesco il sensale di cameriere viene a casa mia e chiede di parlare con mio padre.
"Accomodatevi - e gli faccio cenno alla porta - lo vado ad avvertire subito."
Corro nel campo dove mio padre sta zappando il terreno e lo chiamo. Lui si deterge il sudore sulla fronte, poi si asciuga le mani, mette la zappa sulla spalla e viene verso di me con un’aria che non promette nulla di buono.
"Carmilì ti ho detto cento volte che quando lavoro non voglio essere disturbato."
"C’è Don Francesco che ti vuole parlare, l’ho fatto entrare in casa e ti aspetta."
Mio padre sbuffa, mi guarda in tralice e si avvia verso casa.
"Tu resta fuori, se ho bisogno ti chiamo io."
"Va bene" rispondo a malincuore perchè sono curiosa.
Aspetto per un po’, poi vado a dare da mangiare ai polli sull’aia , nel frattempo è tornata mamma dalla stalla e saputo di Don Francesco ha aspettato con me fuori.
Esce papà e:
"Antoniè, Carmilì, venite a sentì pure vuie."
Entro timorosa al seguito di mammà.
Papà ha un’aria strana, sembra incerto, lui che è sempre così sicuro di sé.
"Don Francesco mi ha detto che ci è capitata una vera fortuna, anzi è capitata a te, Carmilì. C’è una famiglia a Napoli che cerca una ragazza a servizio. Non importa che la ragazza abbia referenze, ci penserà la signora ad istruirla. Basta che sia docile e di buon carattere."
La proposta mi fa sbarrare gli occhi perché molte compagne mie sono andate a servizio in città e quando sono tornate in visita al paese erano diverse, sembravano delle signorine con i capelli tagliati e degli abiti nuovi e poi tutte hanno le mamme che con i soldi guadagnati stanno preparando il corredo. Io non sono fidanzata, ma chi se la piglia una che non ha neanche un poco di corredo?
"Don Francè e quanto le darebbero?"
"Antoniè, pensa le darebbero x lire, cioè quanto prende una cameriera finita"
Interviene mio padre:
"Che te ne pare, Carmilì, ci vuoi andare?"
Non sono mai andata a Napoli, anzi non mi sono mai spostata dal paese, se non per andare al Santuario della Madonna, poi la somma mi sembra enorme e mi viene un dubbio:
" Per quanto tempo devo rimanere a servizio per quella somma?"
"Per un mese, stupida."
Interviene mammà:
"Don Francè, Carmelina è na figliola, c’ho dovete dicere alla signora che l’adda considerà comme na figlia, la deve sorvegliare, ci deve badare lei."
Il sensale prende un’aria seria e:
"Antonietta, sono solo marito e moglie e due bambini, maschi giovani non ce ne sono e poi sono persone perbene, timorate di Dio, lo sapete come lavoro io, ho preso informazioni."
Mammà si alza e:
"Don Francè, però a Napoli ci vengo pure io, voglio vedere dove vivrà mia figlia, che aspetto hanno la casa e la signora."
"Antoniè, i soldi per il viaggio sono vostri, se volete, venite pure voi."
Don Francesco prende appuntamento per il martedì successivo alla fermata della corriera che porta a Napoli verso le sei e trenta, ci saluta e se ne va.
Mammà chiude la porta e corre verso la cassapanca, dal mazzo di chiavi che ha alla cinta ne pesca una, la infila nella serratura della cassapanca, la apre ed in fretta fruga.
"Antoniè, ma che cerchi?"
"Virgilio vedo se c’è qualcosa per Carmilina, mica la possiamo mandare a Napoli con il grembiule."
Quella cassapanca è il luogo dove mammà conserva il suo corredo ed ogni genere di cose femminili: i ferri per la maglia, matasse di lana e cotone, scampoli di stoffa comprati alla fiera e il suo corredo tutto ricamato. Anche io ora potrò avere una cassapanca dove sistemare il corredo che mi farò con i soldi guadagnati.
Mamma mette da parte qualcosa con cura, poi si toglie il grembiule, si arrotola i capelli, vi mette sopra un fazzolettone e, girandosi verso la porta di casa dice:
"Vado un momento da donna Rosetta per vedere se ha una valigia da prestarmi."
Rimango con mio padre fino al ritorno dei miei fratelli e sorelle dai campi. Sembrano sei lupetti affamati quando scodello nei piatti la pasta e patate. Sono giovani, loro ed il lavoro nei campi è duro.
Andiamo a Napoli
Il martedì io e mammà siamo puntuali alla fermata e mi sento emozionata perché non sono mai stata così lontano. Tutto mi appare nuovo, anche l’ultima casa del paese eh si che la conosco bene, lì ci abita la mia amica Anna!
Dopo qualche ora siamo a Napoli e lo spettacolo mi sembra ancora più strano con tante macchine, le piazze grandi con le statue e tanta gente per strada.
In prossimità della fermata Don Francesco fa un cenno a me ed a mammà, così siamo i primi a scendere Ci avviamo per una via dritta e dopo circa una mezz’oretta vedo un castello che sembra quello di Biancaneve che ho visto sul libro della maestra.
"Carmilì acconciate ‘nu poco stì capille, me sembri ‘na pazza."
"Don Francè, mica tengo ‘o pettine, io."
Cerco di aggiustarmi un poco con le mani dopo aver posato la valigia per terra.
Ci inoltriamo in un palazzo con l’ingresso grande e cominciamo a salire le scale. Non sono abituata a salire le scale e dopo un po’ mi sembra che mi giri la testa, ma siamo arrivati ad una porta lucida lucida con dei pomoli che sembrano d’oro.
La prima giornata a casa dei signori
La porta ci viene aperta da una signora che sembra giovane come me. Con un gesto della mano ci fa cenno di entrare.
"Entrate, prego, vi aspettavo, vi faccio strada. Chiude la porta e ci fa entrare in quello che lei chiama lo studio di mio marito."
"Signò, questa è Carmilina."
"Carmilì saluta la signora."
"Buon giorno, signora."
"Fatti guardare, Carmelina, come sei giovane!"
Si mettono poi a parlare del mensile e la signora dice:
"Avrai la domenica libera, Carmelina."
"Signò, Carmilina non conosce nessuno a Napoli, a che le serve avere la domenica libera? Carmilina è giovane assai e Napoli è grande, può essere che si sperde pure."
"Gentile signora mamma, non si deve preoccupare, le prime volte può uscire con Nunzia, la ragazza che lavora al piano di sopra che è una brava ragazza e qualche volta la domenica può andare al cinematografo con i miei bambini."
"Signò c’ate ‘a stà accorta vuie, pecchè ‘a guagliona è ingenua assai."
"Non vi preoccupate la tratterò come una figlia."
Poche altre parole poi mammà mi si avvicina e mi bacia forte sulle guance, mi saluta e mentre mi giro già sono usciti per far ritorno a casa. Chi sa quando rivedrò la mia casa, non è bella come questa, ma sembra già che mi manchi.
"Carmelina, vieni con me che ti faccio vedere l’appartamento."
Ci inoltriamo per il corridoio e siamo in “sala da pranzo”. Attraverso i vetri del balcone rivedo il castello e quella vista mi fa passare il groppo che ho alla gola.
La signora guarda l’orologio che al polso e mi chiede di aiutarla ad apparecchiare la tavola.
Mi mostra poi il cassetto con la tovaglia ed i tovaglioli, il posto dei piatti e quello delle forchette e dei bicchieri. Mi indica come sono disposti i posti e prende piatti, posate e bicchieri come se a tavola dovessero sedersi dodici persone.
Mentre mi affanno a mettere il secondo posto lei va in cucina a preparare e mi dice di raggiungerla dopo ce ho finito.
Anche la cucina è uno spettacolo per me. Invece che dal camino, il fuoco esce da un aggeggio piatto e la fiamma è azzurra e piccola, ma deve riscaldare bene perché dopo poco l’acqua per la pasta già bolle.
"Carmelina, oggi mangiamo una minestra e una braciola di carne, ti piace questo cibo?"
"Signora, a casa mia la carne è cibo per la domenica, se ce lo possiamo permettere."
Credo che mi troverò bene in questa casa e poi mi piace tanto il suono della voce della signora quando mi chiama Carmelina!
Poco dopo squilla il campanello della porta la signora mi dice di andare ad aprire la porta perchè sono i figli che tornano da scuola.
Entrano due bambini con i grembiuli della scuola che sono celesti, invece che neri come quelli che portano gli scolari al paese mio.
Il maschietto, più piccolo mi chiede:
"Chi sei, tu, non ti conosco."
"Sono Carmilina, la nuova cameriera."
Interviene la femminuccia:
"Ahahah! Non si dice Carmilina, si dice Carmelina."
I bimbi si tolgono i grembiuli e corrono in cucina.
-
Bentornato, Federico, bentornata Carla. Andate a lavarvi le mani che tra poco papà sarà di ritorno e voi sapete che non può rimanere per molto tempo. Carmelina vai con loro e se occorre, lavati le mani anche tu.
I bimbi si girano e si inoltrano per il corridoio mentre io li seguo.
Il maschietto apre una porta e vedo una stanza con le mattonelle alle pareti – che strano, al paese le mattonelle sono solo per terra.
Federico gira una specie di pomolo ed esce dell’acqua, prende poi una saponetta rosa e si sfrega le mani facendo formare una schiuma morbida e leggera, si sciacqua, si asciuga, rigira il pomolo e cede il posto alla sorella che rifà gli stessi gesti, poi si sposta e:
Cerco di girare il pomolo, ma l’acqua non esce ed allora ritento.
Mortificata faccio il gesto giusto e penso che questa bimba è proprio una strega, altroché signorina come mi ha detto di chiamarla Don Francesco. Al mio paese l’acqua la dobbiamo prendere dal pozzo e per bere dobbiamo andare alla fontana in piazza e metterci sulla testa il pesante catino. Qui tutto è così semplice e poco faticoso.
Il trillo del campanello fa scappare i due bimbi ad aprire la porta. Dall’ingresso mi giungono rumori di baci e voci che dicono:
-
Ciao papà.
-
Ciao Federico.
-
Ciao Carla.
Mentre tutti si dirigono verso la stanza da pranzo, La signora mi fa cenno di seguirla in cucina e mi fa vedere un posto apparecchiato sulla tavola.
Mi seggo e comincio a mangiare la minestra con un po’ d’esitazione perché solo di rado ho mangiato in casa d’altri. Com’è buona questa minestra, la signora è proprio una brava cuoca!
Dalla stanza da pranzo mi arrivano brandelli di conversazioni e di risate e mi fanno immalinconire perché mi sento sola. Dopo poco sento un campanello e prendo il piatto da portata e lo porto di là.
Metto il piatto accanto alla signora che mi dice di aspettare, fa i piatti a tutti e poi mi porge il piatto da portata dicendomi di riportarlo in cucina.
Dopo la frutta i bimbi hanno il permesso di alzarsi da tavola e vanno nella loro camera a studiare. Anche a me sarebbe piaciuto studiare, ma ho fatto solo fino alla quinta elementare perché soldi per i libri non ce n’erano a casa mia e papà ha detto:
Forse aveva ragione lui, ma mi è sempre piaciuto leggere e scrivere e solo la maestra Veronica ogni tanto mi viene a trovare e mi porta un libro. Tante volte mi ha detto di leggere tutto quello che mi capita tra le mani, così non dimenticherò come si fa. Un giorno, poi mi ha portato questo libricino dicendomi che è un diario dove posso annotare ciò che mi capita e non dimenticare come si scrive. Per fortuna che l’ho messo nella valigia, così ora mentre i bimbi studiano mi sono seduta alla scrivania dello studio, l’ho preso e con l’autorizzazione della signora sto scrivendo.
Ho chiesto il permesso alla signora che mi ha detto:
Ha portato dei fogli di giornali e li ha stesi sulla scrivania dopo aver spostato tutto.
Tranquilla prendo il calamaio, l’asta della penna, il nettapenne nero e un pennino nuovo. Intingo la penna e comincio a scrivere. Ora ti devo lasciare caro diario perché devo andare a rigovernare i piatti.
Il primo pomeriggio
Il pomeriggio è trascorso tranquillo pulendo la cucina e ammirando tutte quelle cose nuove: un armadio tutto bianco che ha la luce dentro e che la signora mi ha detto si chiama frigorifero - Una specie di dispensa dove mette le cose da mangiare - una macchina simile ad un cubo che serve a lavare la biancheria; una “cosa” lunga come una scopa che si chiama lucidatrice ed ancora non ho capito a cosa serve.
Federico nel pomeriggio se ne va al balcone a guardare il movimento per strada. Mi hanno spiegato che è solo da pochi mesi che abitano in questa casa e lui non si è stancato ancora di guardare le novità. Ad un certo punto mi ha chiamata e ha detto:
Di fronte il castello e più vicino un cavallo attaccato ad una carrozzella che mangia da una sacca che gli pende dal collo. Non mi sembra tanto interessante la vista di un cavallo ma quella di alcuni uomini alti alti con cappellini strani bianchi in testa, quella si che è interessante.
Il bimbo mi indica la ciminiera di una nave e poi prosegue:
-
Hai visto che alcuni hanno la pelle nera?
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Si non ne avevo mai visti prima.
-
Neanche io prima di venire ad abitare qua e poi se siamo fortunati possiamo vedere dei turisti americani vestiti strani e tante altre persone di varie nazionalità, sai ho imparato a distinguere gli indiani dai cinesi.
Quante novità tutte in una volta, mi sento girare la testa.
La prima notte fuori casa
la sera, dopo la cena tolgo i piatti sporchi e pulisco la cucina. Ora che conosco la casa un poco meglio, mi chiedo dove dormirò perché ci sono solo due camere da letto ed una è quella dei signori, l’altra quella dei bambini e in nessuna delle due ho visto un altro letto per me.
-
Carmelina, vieni, ti mostro dove dormirai.
-
Subito, signora – e corro nel corridoio.
La signora mi fa cedere una grande poltrona verde che sembra di pelle.
Non sarà un letto, ma deve essere comoda, sembra morbida.
Pochi gesti e dalla poltrona aperta esce una rete che si alza, sotto, piegato in due un materasso. Aiuto la signora e mettiamo il materasso sulla rete. La signora mi da le lenzuola e preparo il letto.
Caro diario, mi ero dimenticata di dirti che in questa casa avrò un bagno tutto mio.
Posso entrarvi dal corridoio o direttamente dal balcone del corridoio dove dormo.
La signora ha detto che certo non è molto comodo perché ci sono solo un lavandino ed il vaso, ma per lavarmi le parti intime posso usare un bidè (una specie di bacile) di ferro smaltato che è posto sotto il lavandino)e per fare il bagno una volta alla settimana userò il “bagno padronale”. Non ho capito bene, ma per me è il paradiso avere un vaso tutto per me in casa e potermi lavare con l’acqua fredda o calda. La signora mi ha detto pure che d’inverno, se devo andare in bagno di notte senza passare dal corridoio, dovrò ricordarmi di mettere la vestaglia per non prendere freddo.
alcuni mesi dopo
Sono passati alcuni mesi caro diario e mi sono abituata al rumore, alle luci ed a tutte le cose nuove della città. Il lavoro non è così faticoso come quello che facevo in campagna a casa mia, ma mi sembra di non aver un attimo libero per me perché devo sempre stare attenta a ciò che faccio o dico per non suscitare malumori e qui non posso nemmeno farmi scappare una mala parola come mi capitava qualche volta al paese con i miei fratelli. Anche lo sfogo che trovavo nello scrivere si è interrotto quando Carla un giorno ti ha trovato ed è andata in giro per casa a leggerne pezzi a tutti. Mi sono sentita umiliata, mortificata e piena di vergogna.
Ora mi sono un poco ingrassata e la signora un giorno che siamo andate insieme a comprare i grembiuli (sapessi come sono carini, sembrano dei vestiti celesti e sopra c'è anche un grembiulino piccolo da mettere quando viene qualcuno a prendere il caffè o pranzo o a cena) mi ha osservata a lungo e poi:
Così mi ha fatto provare diverse magliette e pensa a fatto scegliere a me ciò che volevo. Mi sento proprio bella con questa maglia (la signora la chiama pullover) che è di un bel punto di azzurro e, come dice la signora:
Anche Giovanni, il commesso della salumeria dove vado a fare la spesa si è accorto che sono cresciuta perchè prima mi trattava come una bambina, ma oggi mi ha chiesto:
Cosa posso servirle oggi, signorina?
Carmelina è cresciuta
Oggi sono molto confusa, caro diario. Quando uscivo per strada, prima, mi sembrava che nessuno badasse a me, non come al paese dove siamo sempre sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. Ora tutto è cambiato in modo strano. Gli uomini mi fischiano dietro e mi dicono cose che non capisco, ma mi sembrano brutte. Mi sento in imbarazzo ed allo stesso tempo lusingata. Ho chiesto alla signora cosa significasse qualcuna delle frasi udita e lei:
Le ho dato spiegazione e lei mi ha detto:
Da quel giorno, però, non vado quasi più a fare la spesa da sola ed esco con la signora.
Di questa vita in città mi piace anche un'altra cosa. Caro diario, mi ero dimenticata di dirti che in questa casa avrò un bagno tutto mio.
Posso entrarvi dal corridoio o direttamente dal balcone del corridoio dove dormo.
La signora ha detto che certo non è molto comodo perché ci sono solo un lavandino ed il vaso, ma per lavarmi le parti intime posso usare un bidè (una specie di bacile) di ferro smaltato che è posto sotto il lavandino)e per fare il bagno una volta alla settimana userò il “bagno padronale”. Per me è il paradiso avere un vaso tutto per me in casa e potermi lavare con l’acqua fredda o calda. C'è anche uno specchio dinanzi al quale posso pettinarmi e non sai che sollievo è non sentirmi più come una pazza.
Breve vacanza al paese
Oggi sono tornata al paese dopo quasi cinque mesi. Tutto mi è caro e sconosciuto ad un tempo, luoghi e persone. Il mio amico d'infanzia Antonio mi ha salutata dicendomi:
Poi mi ha guardata con sguardo beffardo e mi ha detto:
Crede forse che in città mi sono rammollita?
Caro diario non avevo pensato che correre con le scarpe e per giunta con i tacchi, non è come farlo a piedi scalzi.
-
Sei un pappamolle, Carmilì.
-
Zitto tu, lascia che mi tolga le scarpe.
Con gesto deciso mi tolgo le scarpe e via, lo batto come sempre e lui mi guarda e mi propone:
Ci dirigiamo veloci verso il pagliaio e vi sprofondiamo come al solito, ma Antonio mi crolla addosso ed affannando mi da un bacio sulle labbra.
Che cosa strana è stata, caro diario, il cuore mi batteva forte e mi sentivo il viso in fiamme. Immagina il mio imbarazzo dopo, quando mi ha chiesto:
Siamo tornati piano in paese, senza parlare e come due estranei.
Ritorno a Napoli
Com'è strano ritornare a Napoli come se questa fosse casa mia e sentire lontana la mia casa al paese, lontana e cara ancora di più con il ricordo delle labbra di Antonio e negli occhi il suo sorriso scanzonato.
-
Carmelina è successo qualcosa ai tuoi? Hai un'aria strana.
-
No, signora, stanno tutti bene.
Come avrà fatto ad accorgersi di quello che mi frulla per la mente?
Ieri, mentre servivo il pranzo ho sentito il signore che diceva:
La signora ha risposto che lo aveva notato anche lei e che ne avrebbe parlato con il medico di famiglia.
Da quando sono tornata i miei rapporti con Carla sono migliorati forse perchè mi sono offerta di fare un abito nuovo per la sua bambola preferita. Per me sarà un grande piacere – io non ho mai avuto una bambola e questa è davvero bella con i capelli biondi e lunghi e gli occhi azzurri. Mentre nel pomeriggio cercavo un po' di stoffa per l'abito in un cestino dove la signora mette i ritagli di stoffa, Carla mi si è avvicinata ed ha afferrato un pezzo di velluto blu scuro e :
-
Non ti sembra che questo possa andare bene, Carmelina?
-
Signorina Carla mi sembra adatto per un abito da sera.
-
Carmelina, la bambola serve solo per giocare, abito da sera o da mattina, cosa importa?
Insieme abbiamo continuato a pensare a come dovesse essere il modello e l'ho tagliato. Domani lo cucirò.
L'abito per la bambola è terminato ed è una vera bellezza. Carla mi ha detto:
La soddisfazione per me è staa grande e penso che questa bambina deve sentirsi sola senza sorelle e con poche amiche che abitano lontano, forse è per questo motivo che è sempre così di cattivo umore.
Qualche giorno dopo
Oggi Giovanni, il commesso della salumeria, è venuto a consegnare la spesa e nel porgermi la busta mi ha accarezzato la mano che io ho ritratto in fretta.
Federico ci ha visti ed è stato molto imbarazzante ascoltarlo mentre diceva a tutti:
La signora mi ha chiamata in disparte e mi ha chiesto se fosse vero. Le ho risposto che credo di si, ma non capisco bene perchè un giovane di città come lui dovrebbe fare la corte proprio a me che sono una povera paesanella.
La sola cosa importante è che tu non gli dia confidenza finchè non si è
dichiarato e non abbia chiesto di parlarne con i tuoi genitori.
Il pensiero del bacio con Antonio mi ha fatto riflettere sul fatto che forse vorrei come fidanzato lui e non Giovanni.
Domenica
-
Oggi sono proprio felice, caro diario, perchè questa domenica andiamo tutti a pranzo fuori ed io non sono mai stata in un ristorante. Credevo che sarei rimasta a casa a pranzare da sola finchè verso le tredici la signora non mi ha chiamata e:
Carmelina, ma come non ti prepari per uscire, hai ancora il grembiule!
-
Signora non avevo capito che venivo anche io, pochi minuti e sono pronta.
Ma ora, dopo essermi vestita, sono qui a scrivere perchè Carla non è ancora tornata dalla chiesa ed il signore sta facendo il finimondo:
-
Ma come, sa che l'aspettiamo, sa che non deve fermarsi a parlare con nessuno e tornare subito a casa, appena arriva le devo fare una ramanzina come si deve.
-
Antonio, sarà stato padre Gino a trattenerla, vedrai che pochi minuti e sarà qui.
La signora ha quasi la voce rotta dal pianto, lei desidera solo che tutti siano sereni.
Ora scappo, il campanello annunzia il ritorno della signorina Carla.
Quante cose nuove ho da narrarti, caro diario. Prima di tutto il ristorante era sul lungomare ed ho visto per la prima volta il mare, con il suo bell'arco ed il verde degli alberi della villa Comunale. Sapessi che belle le onde che vanno e vengono come capita a volte con i pensieri, lente, avanti ed indietro senza stancarsi, sembravano carezzare la sponda.
Poi al ristorante c'era la musica con il cantante che cantava un po' di canzoni antiche ed anche qualcuna un po' moderna. Ha cantato anche un pezzo che mi ha detto Carla si chiama Mattinata e che parla di primavera e di baci e mi ha fatto pensare ad Antonio. Come vorrei fosse anche lui qui.
Pensa che io, una cameriera, sono stata servita a tavola da un cameriere che mi chiamava signorina.
Ho potuto scegliere ciò che desideravo da una lista che si chiama meniù ed era così lunga che mi ci sono voluti cinque minuti ed il cameriere che mi incalzava con il suo:
per decidermi.
Dimenticavo di dirti che siamo andati e tornati con un'auto e che ora, come molte altre domeniche vado al cinematografo che si fa in una stanza molto lunga e buia anche alle tre del pomeriggio e non in piazza sul telone bianco come al mio paese, pensa che non devo portarmi neanche la sedia.
Il biglietto
Sono davvero emozionata perchè oggi Giovanni, nel consegnarmi la spesa mi ha messo in mano anche un biglietto. L'ho guardato stranita ed in modo interrogativo e lui:
Pensa che la mattina è il momento di massimo lavoro per me ed ho dovuto mettere il biglietto in tasca ed aspettare l'ora di pranzo, quando messa la tavola si aspettano i signorini ed il signore.
Sono andata poi in bagno ed ho cominciato a leggere. Giovanni dice che mi ama, che ha intenzioni serie e vuole chiedere la mia mano a mio padre. Dice anche che con il suo ed il mio lavoro potremo presto sposarci e mettere su casa insieme e, mi vergogno un po' anche a dirlo a te, dice che vorrebbe tanti figli da me.
Non avevo neanche finito di leggere che la signora mi ha chiamato e con tono curioso mi ha chiesto:
Sono uscita di corsa e:
Le ho detto del biglietto e lei se l'è fatto mostrare e dopo averlo letto mi ha chiesto cosa ne pensavo.
-
Mi sento imbarazzata e lusingata, ma non so proprio cosa rispondergli.
-
Devi pensarci un po' sopra, Carmelina. Giovanni è un bel ragazzo, ha un buon lavoro ed un buon carattere, potrebbe renderti felice. La notte porta consiglio, domani ne riparleremo.
Alcuni anni dopo
Caro diario, sono proprio contenta di averti ritrovato perchè dal giorno della proposta di matrimonio di Giovanni, sono trascorsi alcuni anni e non riuscivo più a ricordare dove ti avessi conservato. Tutto accadde così in fretta che non ebbi che il tempo di fare i bagagli.
Devi sapere che quella notte non mi portò consiglio e la mattina dopo, mentre ero ancora incerta e dubbiosa, squilla il telefono, la signora risponde e poi:
-
Carmelina, sta arrivando tuo padre, è a piazza Garibaldi e tra poco sarà qui.
-
Ma cosa è successo? Lui non si muove mai dal paese, se appena può.
-
Non lo so, cara, ma penso non sia qualcosa di grave a giudicare dal tono della voce.
La signora non conosce mio padre, come può indovinare dal tono della voce?
Sarà capitata di certo qualche disgrazia ad un familiare. Lo stomaco mi si contrae ed il pensiero corre alla nonna, agli zii, ai cugini, ai fratelli e sorelle ed a tutto il parentado. L'attesa è breve ed il trillo del campanello della porta interrompe il triste fluire dei pensieri. La signora va ad aprire, mi chiama per raggiungerla in sala da pranzo e dopo aver offerto un caffè a mio padre:
Avevo scrutato il viso di papà fin dal suo ingresso in casa e non vi avevo scorto alcun segno di tempesta, per cui mi ero tranquillizzata pensando che non doveva trattarsi di una qualche disgrazia.
Come lo scoppio di un petardo mi fa:
-
Carmilì, Antonio mi ha chiesto la tua mano, cosa ne pensi?
-
Pà, so che queste cose le decidono i genitori per i figli, non capisco come mai chiedi la mia opinione.
-
Carmilì i tempi sono cambiati – si ferma a fare una pausa lunga – c'è stata una guerra, abbiamo conosciuto la fame, il dolore, la morte e la disperazione. Io e tua madre abbiamo capito che ognuno deve vivere al meglio la propria vita, perchè altra non ci è dato saperlo con certezza se esista. Se tu sei contenta, lo siamo pure noi. Antonio è un contadino, non ti può dare una vita in città, ma è un gran lavoratore e non farà mai mancare il cibo né a te, né ai figli che avrete.
Dal suo imbarazzo mi è sembrato di capire che anche tu hai una qualche simpatia per lui.
Non ho avuto un attimo di esitazione, caro diario ritrovato, ad accettare la proposta di Antonio. Abbiamo quattro bellissimi figli che sono la nostra gioia ed ogni tanto vado a Napoli a trovare la mia signora. La vita in campagna è più dura di quella in città, ma forse i miei figli un giorno, se avranno voglia di studiare e migliorarsi, potranno godere di quegli agi. Io sono felice così.
FINE
Al mattino, mentre sprimaccio i cuscini fuori al balcone mi rendo conto che c'è un insolito movimento dinanzi alla salumeria di fronte. Federico, che non è andato a scuola, osserva rapito la scena. Si vedono camionette della polizia, agenti e poi si ode l'ululato di una sirena di ambulanza che frenando di botto si ferma dinanzi alla salumeria.
-
Carmelina, sarà una rapina?
-
Speriamo di no, lì c'è Giovanni, forse qualcuno si è sentito male.
Al mio paese non esistono le ambulanze e tutta la forza pubblica è rappresentata da due persone.
Alcune ore dopo vengo a sapere che un povero disoccupato è entrato nella salumeria con un coltello, minacciando di usarlo in caso non gli avessero consegnato l'incasso.
Il proprietario si è reso conto della disperazione dell'uomo ed ha aderito di buon grado, aprendo il cassetto e mostrando l'incasso che era davvero esiguo.
Il poveraccio aveva agitato il coltello dinanzi al viso del salumiere affermando che dopo aver combattuto una guerra persa e dopo le lunghe ed inutili ricerche di un lavoro onesto,